35. Intimità tra Dio e noi  –  La Buona Notizia della XVII Domenica del Tempo Ordinario – 24 Luglio 2016 – a cura di don Carmine del Gaudio

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Ci siamo lasciati domenica scorsa stando con Maria ai piedi di Gesù: quella Maria che “si è scelta la parte migliore” che non solo nessuno le potrà togliere ma si staglia davanti a noi come esempio da imitare. La parte migliore si deduce sia “stare” con Gesù. Su questo argomento vorrei fermarmi questa domenica. Spero poter aiutare prima me stesso e poi chi mi legge a vivere non un gesto formale (mai la preghiera deve essere un gesto o un atto formale!) ma una profonda comunione in cui Dio parla al cuore di noi che siamo, non bisogna dimenticarlo, i suoi figli prediletti. Maria, la sorella di Lazzaro e di Marta, l’attenta padrona di casa, apre davanti a noi una prospettiva nuova rispetto anche alla preghiera dell’ebreo credente: il quale prega dovunque, anche nei crocicchi delle strade (cosa che si può vedere in Israele ancora oggi). Per questa mentalità Gesù userà parole ferme e precise in Matteo (6,5-7): E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Questo il contesto che ci ha descritto lo stesso Maestro nostro Gesù: questo lo stile che viene proposto al credente che vuole più che fare la preghiera, essere preghiera.

Stare alla Sua presenza, come Maria, così come lo dice Paolo, coniuga l’entrare nella dimensione della vita di Dio, in Cristo Gesù:

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossèsi. (Col 2, 12-14)
Fratelli, con Cristo sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti.
Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e della non circoncisione della vostra carne, perdonandoci tutte le colpe e annullando il documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario: lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce.

La preghiera ci nasconde nella vita del Cristo che è la vita di Dio, ci avvolge, ci plasma al cammino della risurrezione mentre scendiamo con Lui nella dimensione della morte a noi stessi. La preghiera favorisce questo primo atteggiamento: dimenticare noi stessi per fare spazio a Lui, l’Altissimo e Buon Signore. La dimensione della croce rimane un passaggio determinante perché sulla croce Cristo si è lasciato inchiodare per rimanere legato indissolubilmente a noi. Sulla croce mediante la preghiera anche noi saliamo per rimanere in modo singolare legati a Cristo, che così diventa la nostra preghiera.

La croce ci richiama al fatto che la preghiera passa anche attraverso il sacrificio, anzi è il sacrificio per eccellenza perché la preghiera morde e cambia la nostra vita che non si modella su parole umane ma si lascia, nell’ascolto attento e proficuo, guidare illuminare e anche sfaccettare dalla Parola di Dio che toglie da noi le scorie e ci rendi puri e graditi a Dio. La preghiera come sacrificio brucia la parte umana di noi per renderci santi e graditi a Dio.

Dicevo prima che più che fare preghiera, il credente deve tendere a diventare preghiera: la preghiera vista e concepita come vita vissuta sotto lo sguardo di Dio.

Per comprendere bene questo rileggiamo il primo brano della liturgia di oggi:

Dal libro della Gènesi (Gn 18, 20-21. 23-32)

In quei giorni, disse il Signore: «Il grido di Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!».
Quegli uomini partirono di là e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora alla presenza del Signore.
Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lontano da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lontano da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo».
Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere: forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne troverò quarantacinque».
Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una v
olta sola: forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci».

Uno sguardo solo umano ci farebbe sorridere a questo patteggiamento tra Dio e Abramo. Questo episodio nasconde invece due grandissime verità: Dio è Padre! Il principio sconvolgente, il dato che deve sempre stare davanti ai nostri occhi, come farà dopo nel Vangelo Gesù chiamandolo proprio così: Padre. L’altra verità è che il credente si sente, perché lo è davvero, figlio e Abramo praticamente parla da figlio come un giorno parlerà a Dio il suo Figlio Unigenito Incarnato, Gesù.

Si comprende allora che la preghiera è certezza, non è approssimazione pendente da se, ma, forse, come siamo abituati noi uomini nelle nostre richieste umane tra di noi. La certezza è che Dio, chiamato, risponde sempre. Leggiamo alcuni passaggi del Salmo 137: hai ascoltato le parole della mia bocca…Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà: hai reso la tua promessa più grande del tuo nome. Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto, hai accresciuto in me la forza. Perché eccelso è il Signore, ma guarda verso l’umile…

La sintesi di questo concetto e spaccato sulla preghiera rimane la pagina indimenticabile del Vangelo di oggi

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11, 1-13)
Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione”».

Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Chi prega Dio, mediante Gesù, non rimane mai deluso: in eterno.

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