34. Le due anime del cristiano – La Buona Notizia della XVI Domenica del Tempo Ordinario 17 luglio 2016 a cura di don Carmine del Gaudio

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In ogni tempo il credente, a qualunque fede faccia riferimento, è preso da due tensioni valide. Che esercitano su di lui il fascino e lo allenano alle scelte. Non è certamente facile nei meandri della nostra storia, riuscire ad operare scelte che siano pienamente soddisfacenti e diano il giusto valore e la giusta realizzazione alla persona. La liturgia di questa domenica ci aiuta non poco in questo senso e ci propone dei principi che sono davvero universali, cioè appartengono a tutti, senza alcuna distinzione.

Ecco il vangelo che ci viene proposto:

Dal Vangelo secondo Luca (10,38-42)

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.

Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.

Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Leggiamo prima di tutto il “fatto”. Una sosta, peraltro molto abituale per il Maestro, a casa di Lazzaro, Maria e Marta. Chiaro che viene fuori qui l’animus dell’ebreo: che è incline all’accoglienza come leggiamo in tutta la letteratura ebraica e come ci viene ricordato anche dalla stessa prima lettura di oggi.

Dal libro della Gènesi (18,1-10)

In quei giorni, il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno.

Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto».

Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre sea di fior di farina, impastala e fanne focacce». All’armento corse lui stesso, Abramo; prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse loro. Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono.

Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». Riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio».

Senza distrarci ripercorriamo questa visita, in tutto simile alla visita che fa il Maestro Gesù a Betania.

Abramo apre il suo cuore e  la sua tenda, prepara da mangiare e da bere. I tre viandanti si fermano e mangiano. Non ripartiranno da quella tenda senza aver annunciato il grande mistero dell’amore di Dio:

«Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Fra poco riprenderò questo tema della figliolanza nuova e inaspettata per Abramo e Sara nella chiave neotestamentaria. L’accoglienza segna l’apertura del cuore per accogliere il visitatore di turno dietro il quale si nasconde sempre Dio. E la visita di Dio porta sempre motivi di gioia,, porta il “lieto annuncio” delle meraviglie che solo Lui sa operare. Quando l’uomo impara ad accogliere Dio, quando Lo accoglie anche accogliendo l’altro, deve aspettarsi delle sorprese che fanno crescere e fanno gioire il cuore. La pagina biblica di oggi ne è una conferma.

Ma andiamo al cuore del credente. Dicevo delle sue scelte. Non ci può essere dicotomia nella sua vita perché, in forza del principio dell’Incarnazione del Figlio di Dio, non ci potrà mai essere un’azione completa senza la luce dello spirito. Marta, giustamente preoccupata di preparare e vivere bene l’accoglienza al Maestro, si lascia sfuggire una cosa importante, dirà lo stesso Gesù. Ma non per cattiveria. Oserei dire solo per una certa “ignoranza” o “trascuratezza”. Si lamenta per il comportamento della sorella Maria, che, dirà sempre il Maestro Gesù, si è scelto la parte migliore. Ma cosa ha fatto Maria? Si è messa ai piedi del Maestro per non perdere nessuna sillaba delle sue labbra e per poter conoscere il mistero per il quale Gesù si è incarnato. Una donna da invidiare certamente per quello che sta vivendo: ma intanto non si è accorta della sorella (proprio come il sacerdote ed il levita di domenica scorsa di fronte all’uomo ferito a terra). Santo equilibrio quanto sei necessario nella nostra vita! Dando per ottima l’accoglienza sia di Marta che di Maria, l’una del Corpo del Signore, l’altra del mistero del Maestro, verrebbe da dire per la nostra vita che occorre promuovere un santo equilibrio tra la dimensione spirituale e la dimensione. Le due dimensioni di Marta e Maria si devono convertire l’una all’altra.

L’accoglienza è sempre rivolta al mistero di Dio che si nasconde e che aspetta di rivelarsi in pienezza per dirci il suo progetto di amore e renderci partecipi perché lo possiamo anche noi realizzare. Rileggiamo allora la seconda lettura e comprenderemo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossèsi (1,24-28)

Fratelli, sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa.

Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi.

A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria. È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno con ogni sapienza, per rendere ogni uomo perfetto in Cristo.

Alle due dimensioni del credente che promuovono l’atteggiamento di accoglienza, necessario perché Dio bussi, sia accolto, e parli al nostro cuore, adesso si aggiunge anche un altro aspetto: la dimensione missionaria.

Quando Dio comunica se stesso nella rivelazione per il credente si verifica la più grande fiducia che Dio gli possa riservare. Non è solo un “ricettore” uno che “accoglie”: ne deve diventare il protagonista insieme al Signore: per questo motivo Paolo parla di “dare compimento” nella sua carne: è il primo atto dell’accoglienza e della dimensione missionaria del mistero: sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa. Paolo continua a dire che nell’ambito della Chiesa missionaria egli è diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi. Dapprima nella sua carne mediante la sofferenza, poi nella missione mediante il magistero della parola, Paolo la porta a compimento annunciandola agli altri, facendola conoscere a chi l’aspetta e a chi da essa attende la salvezza. Ecco cosa si nasconde dietro la figliolanza per Abramo, ecco cosa si nasconde dietro la “cosa migliore” di cui parla Gesù a Marta nei riguardi della sorella Maria. Questo messaggio, che poi in fondo è Cristo stesso con il suo amore, porta salvezza al mondo intero. Per cui Paolo aggiunge in questo testo di oggi: Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria. È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno con ogni sapienza, per rendere ogni uomo perfetto in Cristo.

Il mistero di Dio per nulla più nascosto ed ora rivelato alle genti è la gloriosa ricchezza fatta e modellata non per pochi (ebrei) ma per tutte le genti.

Perché questa gloriosa ricchezza è Cristo, speranza delle genti che non solo Paolo ma anche noi dobbiamo annunciare a tutto il mondo, ad ogni creatura. E qui il sublime traguardo cui vuole portarci l’apostolo: noi e tutti gli altri: rendere ogni uomo perfetto in Cristo.

È più di un augurio, mentre tanti di noi troveranno un poco di riposo, poter assaporare questa conoscenza di Cristo, del suo mistero di amore, che ci permette di vedere e toccare la salvezza da vicino. Sentirsi avvolti da questo mistero, sentire di essere al centro delle attenzioni di Dio porti a ciascuno una gioia indicibile. Buone vacanze.

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